Un enorme telescopio liquido per esplorare dalla Luna lo spazio in condizioni privilegiate: senza atmosfera né turbolenze inevitabili sulla Terra e molto più preciso anche di quello spaziale Hubble. L’idea suona fantascientifica ma ora è più vicina a diventare realtà. Un gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a trovare una combinazione di materiali che permette di creare uno specchio liquido di grandissime dimensioni, in grado di funzionare anche in condizioni atmosferiche estreme come quelle sulla superficie della Luna.
A differenza di quelli con ottiche tradizionali, in vetro, i telescopi liquidi sfruttano appunto liquidi, come il mercurio, che vengono fatti ruotare rapidamente, si depositano fino a formare una superficie parabolica sottilissima e perfettamente levigata che viene usata come specchio principale per l’apparecchio.
Nel lavoro pubblicato sull’ultimo numero di Nature gli scienziati, guidati dall’italiano Ermanno Borra, fisico trasferitosi in Canada all’università Laval del Québec, insieme agli americani Roger Angel dell’università dell’Arizona e Simon P. Worden, del Nasa Ames research center, ipotizzano un telescopio lunare dal diametro dai 20 ai 100 metri, fino a mille volte più accurato e sensibile di quelli di tipo classico e con cui sarà possibile osservare oggetti da 100 a 1000 volte più piccoli rispetto a quelli intercettabili dai telescopi spaziali di ultima generazione.
Una struttura simile ha il vantaggio della semplicità e non è cosa da poco considerato il fatto che deve essere assemblata sulla Luna. E poi costa molto meno: circa cento volte, a parità di dimensioni, rispetto ad uno in vetro.
Su una specie di disco si dispone un liquido riflettente e lo si fa girare, circa una volta ogni dieci secondi. La forza di gravità spinge verso il basso, quella centrifuga spinge lateralmente e la superficie assume la forma di una parabola, che è perfetta per lo specchio di un telescopio, dice ancora lo scienziato.
In questo caso i ricercatori sono riusciti a depositare una patina di argento vaporizzandolo sotto vuoto su un altro liquido che fa da base, impresa che finora nel campo dell’ottica non era riuscita. Risultato: una superficie perfettamente liscia, altamente riflettente, in grado di rimanere stabile per mesi e, soprattutto, di non evaporare. E adatta anche a temperature proibitive come quelle lunari e bassissime, come quelle necessarie per un’osservazione ottimale a raggi infrarossi, inferiori cioè ai – 143 gradi Celsius. Per Borra una delle sfide maggiori è proprio questa: “riuscire a mantenere la temperatura giusta, per poi inviare correttamente i dati sulla Terra”.
Sull’idea di un telescopio liquido lunare la comunità scientifica sta dibattendo da tempo. Qualche esempio sulla Terra c’è già: il Large Zenith Telescope in British Columbia, Canada, è in assoluto quello che utilizza lo specchio liquido più grande al mondo, con un diametro di sei metri. E fu un altro astronomo italiano, dopo le intuizioni di Isaac Newton, ad accarezzare per primo l’idea di qualcosa di simile: Ernesto Capocci già nel 1850 aveva ipotizzato un disco rotante di mercurio come specchio per un telescopio.
Uno strumento simile sulla Luna permetterebbe analisi più sofisticate di quelle possibili sulla Terra, dove l’atmosfera “disturba” la visione, inconveniente che sul satellite verrebbe eliminato, fornendo così una precisione molto maggiore.
Un telescopio lunare è come se fosse in orbita, senza atmosfera, ma con in più il fattore positivo di avere un sostegno sotto i piedi. Ed è una soluzione più facile rispetto a quella di portare sulla Luna una enorme lente tradizionale di diametro elevato anche se i numerosi viaggi necessari per installare il telescopio liquido non sarebbero certo economici.