Archivio del giugno, 2007

Kanji 弟 – Fratello Minore

By admin on giugno 26, 2007

Dopo aver visto il kanji per il fratello maggiore che ricordiamo è 兄 (あに) oggi, come è logico che sia, vedremo il kanji per esprimere il concetto di Fratello minore: (おとうと). Come di consueto vediamo subito le letture on’yomi che sono sono 3: テイ, ダイ, デ, mentre quella kun-yomi è おとうと.

kanji otooto

Esempi:

兄弟 (きょうだい): fratelli e sorelle
弟子 (でし): discepolo
師弟 (してい): maestro e discepolo
高弟 (こうてい): miglior discepolo
四海兄弟 (しかいけいてい): fratellanza universale.

Un pensiero particolare alla poesia espressa nell’ultimo esempio:

kanji fratellanza

4 kanji per un concetto profondo. Letteralmente,nell’ordine in cui compaiono, “4 mari fratelli maggiori e fratelli minori”, ovvero “fratelli dei 4 mari”. In realtà 四海 (しかい), che ho indicato come i “4 mari” ha un so preciso significato ovvero Mondo Intero che comunque sembra derivare dai “4 mari”. In conclusione 四海兄弟 può essere interpretato anche come “fratelli di tutto il mondo”.

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Kanji 兄 – Fratello Maggiore

By admin on giugno 24, 2007

Continua la carrellata di kanji che esprimono concetti di parentela tra persone. Quello di oggi, (あに), rappresenta il Fratello Maggiore.
Le letture on’yomi sono ケイ, キョウ, mentre quella kun-yomi è あに.

kanji ani

Esempi:
兄弟 (きょうだい): fratelli e sorelle
父兄 (ふけい): custode, padre e figlio maggiore
義兄 (ぎけい): fratello “di legge”
次兄 (じけい): secondo fratello maggiore
兄貴 (あにき): fratello maggiore

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Hey, Mac Gyver!

By admin on giugno 24, 2007

Il mio mito da bambino… pochi oggetti e ti costruiva l’impossibile! Ma ora, il Web ha trovato pane per i suoi denti:

mac gyver

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On’yomi e Kun’yomi

By admin on giugno 24, 2007

Fino al IV secolo d.c. gli abitanti delle odierne isole del Giappone non conoscevano la scrittura. Proprio in quell’epoca, attraverso la penisola coreana i cinesi entrarono in Giappone e gli abitanti ne adottarono i simboli. In principio solo alcune persone colte sapevano leggere il cinese. Tale conoscenza era necessaria a leggere i trattati di buddismo e filosofia. Pian piano gli ideogrammi cinesi cominciarono ad essere usati per scrivere anche il giapponese, tuttavia la lingua giapponese esisteva già, anche se senza scrittura, ma con l’importazione degli ideogrammi cinesi se ne importò anche la pronuncia. per questo motivo ora, un ideogramma giapponese può leggersi in diversi modi differenti.

Ad esempio l’ideogramma che esprime il concetto di montagna, , può essere pronunciato con i suoni giapponesi, cioè yama (やま), oppure con i suoni cinesi, san oppure sen (サン oppure セン).

Questi differenti modi di leggere uno stesso ideogramma si chiamano on’yomi per le letture derivanti dal cinese e kun’yomi per le letture derivanti dal giapponese.

音読み (おんよみ)
訓読み (くんよみ)

Come possiamo sapere quale lettura è quella corretta osservando degli ideogrammi giapponesi? Una risposta precisa non esiste ma ci sono degli indizi molto validi:

1 – Se un ideogramma va da solo nella frase che sitamo leggendo allora si è soliti leggerlo con pronuncia kun’yomi.
2 – Se un ideogramma va letto con altri ideogramma si usa la pronuncia on’yomi.
3 – I nomi propri di persona o luogo però si leggono in kun’yomi.

Attenzione, queste regole non sono però valide nel 100% dei casi, ma per circa il 90% quindi bisogna fare comunque attenzione a ciò che si sta leggendo!

Vediamo un esempio concreto di questa differente modalità di lettura.
その しい 聞は おもしろいです.

Pronuncia:
sono atarashii shinbun wa omoshiroi desu (quel quotidiano nuovo è interessante.)

L’ideogramma , si legge nel primo caso con pronuncia kun’yomi ovvero atarashii, mentre nel secondo caso con pronuncia on’yomi ovvero shin.

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L’occhio dell’uomo andrà sulla Luna

By admin on giugno 23, 2007

Un enorme telescopio liquido per esplorare dalla Luna lo spazio in condizioni privilegiate: senza atmosfera né turbolenze inevitabili sulla Terra e molto più preciso anche di quello spaziale Hubble. L’idea suona fantascientifica ma ora è più vicina a diventare realtà. Un gruppo internazionale di ricercatori è riuscito a trovare una combinazione di materiali che permette di creare uno specchio liquido di grandissime dimensioni, in grado di funzionare anche in condizioni atmosferiche estreme come quelle sulla superficie della Luna.

A differenza di quelli con ottiche tradizionali, in vetro, i telescopi liquidi sfruttano appunto liquidi, come il mercurio, che vengono fatti ruotare rapidamente, si depositano fino a formare una superficie parabolica sottilissima e perfettamente levigata che viene usata come specchio principale per l’apparecchio.

Nel lavoro pubblicato sull’ultimo numero di Nature gli scienziati, guidati dall’italiano Ermanno Borra, fisico trasferitosi in Canada all’università Laval del Québec, insieme agli americani Roger Angel dell’università dell’Arizona e Simon P. Worden, del Nasa Ames research center, ipotizzano un telescopio lunare dal diametro dai 20 ai 100 metri, fino a mille volte più accurato e sensibile di quelli di tipo classico e con cui sarà possibile osservare oggetti da 100 a 1000 volte più piccoli rispetto a quelli intercettabili dai telescopi spaziali di ultima generazione.

Una struttura simile ha il vantaggio della semplicità e non è cosa da poco considerato il fatto che deve essere assemblata sulla Luna. E poi costa molto meno: circa cento volte, a parità di dimensioni, rispetto ad uno in vetro.

Su una specie di disco si dispone un liquido riflettente e lo si fa girare, circa una volta ogni dieci secondi. La forza di gravità spinge verso il basso, quella centrifuga spinge lateralmente e la superficie assume la forma di una parabola, che è perfetta per lo specchio di un telescopio, dice ancora lo scienziato.

In questo caso i ricercatori sono riusciti a depositare una patina di argento vaporizzandolo sotto vuoto su un altro liquido che fa da base, impresa che finora nel campo dell’ottica non era riuscita. Risultato: una superficie perfettamente liscia, altamente riflettente, in grado di rimanere stabile per mesi e, soprattutto, di non evaporare. E adatta anche a temperature proibitive come quelle lunari e bassissime, come quelle necessarie per un’osservazione ottimale a raggi infrarossi, inferiori cioè ai – 143 gradi Celsius. Per Borra una delle sfide maggiori è proprio questa: “riuscire a mantenere la temperatura giusta, per poi inviare correttamente i dati sulla Terra”.

Sull’idea di un telescopio liquido lunare la comunità scientifica sta dibattendo da tempo. Qualche esempio sulla Terra c’è già: il Large Zenith Telescope in British Columbia, Canada, è in assoluto quello che utilizza lo specchio liquido più grande al mondo, con un diametro di sei metri. E fu un altro astronomo italiano, dopo le intuizioni di Isaac Newton, ad accarezzare per primo l’idea di qualcosa di simile: Ernesto Capocci già nel 1850 aveva ipotizzato un disco rotante di mercurio come specchio per un telescopio.

Uno strumento simile sulla Luna permetterebbe analisi più sofisticate di quelle possibili sulla Terra, dove l’atmosfera “disturba” la visione, inconveniente che sul satellite verrebbe eliminato, fornendo così una precisione molto maggiore.

Un telescopio lunare è come se fosse in orbita, senza atmosfera, ma con in più il fattore positivo di avere un sostegno sotto i piedi. Ed è una soluzione più facile rispetto a quella di portare sulla Luna una enorme lente tradizionale di diametro elevato anche se i numerosi viaggi necessari per installare il telescopio liquido non sarebbero certo economici.

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L’84% di noi si fida dei Blog

By admin on giugno 21, 2007

Un po per passione, un po per scelta, il pensiero in rete conquista sempre più gli italiani. Da Nord a Sud dell’Italia, i blog offrono al popolo dei navigatori possibilità di raccontarsi e relazionarsi in rete. Accantonata così la semplicistica definizione di “diari online”, i blog (il cui nome in realtù deriva da Web-Log) rappresentano in realtù un complesso fenomeno di comunicazione che spazia dai siti di informazione a quelli personali. A rendere numeri e tendenze di questo mondo di directory e opinioni sparse nel mare di Internet è ora uno studio di Diarioaperto che in un’inchiesta condotta nei primi mesi del 2007 sui blog in Italia – promossa da Splinder, Swg, Università di Trieste e Punto Informatico – evidenzia gli umori e le scelte della community, offrendo al contempo uno spaccato di socialità all’interno dei nuovi media. Si vede così che il segreto dei blog italiani è la ”fiducia” di cui godono tra gli amanti del cyberspazio. Lindagine di DIARIO APERTO, condotta su oltre 4.000 autori e lettori di blog, mostra infatti che l’83,9% degli interpellati ripone molta o abbastanza fiducia nei blog più autorevoli. Un valore significativo oltre che più alto rispetto a quello concesso a quotidiani cartacei (73,1%) o alle versioni Internet dei quotidiani (75,6%) e molto più alto rispetto a telegiornali e radiogiornali (45,6%).

Quanto alle motivazioni che spingono a visitarli, i blog sono interessanti proprio perché slegati da pressioni editoriali e commerciali ritenute dal campione analizzato più vicine al giornalismo tradizionale.

Un’altra novità offerta dalle pagine web è costituita dal fatto che i blog sono sempre più rosa e concreti. Le donne, autrici o lettrici di blog, incarnano infatti le tendenze in divenire di questi luoghi digitali. Molto attive in rete (il 40,3% delle autrici scrive su più di un blog; la percentuale al maschile è del 32,7%), prediligono soprattutto contenuti che vogliono rappresentare la vita di ogni giorno e la dimensione quotidiana. Infine c’è anche un altro aspetto che la ricerca invita a considerare: la galassia dei post non ama la politica istituzionale. Il campione analizzato, ben sopra la media italiana per scolarità e potenzialità di influenza sugli altri, non ha simpatie per la politica nostrana. L’intero database delle risposte, alcune elaborazioni e le interpretazioni a cura dei promotori saranno scaricabili da domani sera all’indirizzo http://www.diarioaperto.it (blog ospitato da www.splinder.com) e gratuitamente (ri)utilizzabili.

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Nucleo di Mercurio: E’ fluido!

By admin on giugno 21, 2007

Se il nucleo del pianeta è fluido implica che esso non sia formato unicamente da ferro, ma che sia presente almeno un elemento più leggero, come ad esempio lo zolfo.

Sulla Terra, un comune gesto per sapere se un uovo messo a bollire è già sodo, i cuochi osservano la regolarità del suo movimento dopo avergli impresso una piccola spinta rotatoria. Con un trucco simile, gli astronomi hanno accumulato solidi indizi sul fatto che Mercurio possieda un nucleo interno fluido. La ricerca, i cui risultati sono pubblicati sull’ultimo numero di Science, è stata condotta da un gruppo di ricercatori della Cornell University, diretto da Jean-Luc Margot.

Finora si riteneva che Mercurio fosse formato da un mantello di silicati che circonda un nucleo ferroso. Date le piccole dimensioni del pianeta, questo nucleo dovrebbe essersi solidificato molto tempo addietro: il fatto che sia ancora fluido depone per la presenza in esso anche di almeno un elemento più leggero, come lo zolfo, che concorra ad abbassare la temperatura di fusione del nucleo stesso.

mercurio

Margot e collaboratori hanno condotto per 5 anni una serie di osservazioni sfruttando una nuova tecnica per rivelare le più deboli oscillazioni nello spin del pianeta mentre orbita attorno al Sole. Queste oscillazioni, note come librazioni orizzontali, si verificano quando la gravità solare induce forze torcenti alternate sul pianeta, a causa della sua forma leggermente asimmetrica. In questo modo, hanno scoperto che l’ampiezza delle librazioni era doppia rispetto a quella che ci si aspetterebbe da un corpo completamente solido, ma concordante con quella che caratterizza un oggetto il cui nucleo sia fluido e non costretto a ruotare come il suo guscio.

Per misurare le piccole oscillazioni di spin del pianeta, una cosa fino a poco tempo fa ritenuta impossibile, i ricercatori hanno bombardato il pianeta con segnali radar per rilevarne successivamente l’eco da tre postazioni radiotelescopiche differenti, distanti quasi quattromila chilometri l’una dall’altra: l’antenna da 70 metri dell’Osservatorio di Goldstone in California, l’Osservatorio di Arecibo, a Portorico, e un terzo situato in West Virginia.

Per svelare altri dei numerosi misteri che ancora circondano Mercurio, bisognerà aspettare che la sonda Messenger della NASA partita nel 2004, inizi a orbitare attorno al pianeta a partire dal 2011. Vedi anche l’articolo La sonda Messenger vola attorno a Venere.

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Kanji 友 – Amico

By admin on giugno 20, 2007

Il kanji di oggi è, a parer mio, uno tra i più importanti da imparare per chi è agli inizi. Il suo significato, come accennato nel titolo è Amico …quindi un ottimo inizio per chi vuole “sfoggiare” le sue conoscenze… ma non divaghiamo. Come al solito vediamo le sue pronunce. La on-yomi è ユウ, mentre la kun-yomi è とも.

kanji

Ecco qualche esempio pratico:

友達 (ともだち): amici, un amico
友人 (ゆうじん): amico
友情 (ゆうじょう): amicizia
友好国 (ゆうこうこく): Nazione amica (lett.: amicizia con nazione)

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Dal 2004 ad oggi: Il lampo della supernova

By admin on giugno 20, 2007

Il 16 ottobre 2004 Koichi Itagaki, astrofilo giapponese, registrò uno strano bagliore in una lontana galassia denominata UGC4904 a 78 milioni di anni luce di distanza da noi, poi il nulla. Il lampo scomparve nell’arco di qualche giorno. 2 anni dopo nella stessa posizione appare una stella supermassiccia che esplose violentemente dando vita alla supernova SN2006jc.

supernova

Coincidenza o forse i due eventi sono in qualche modo correlati fra di loro? Un gruppo di astronomi italiani dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, Inaf, insieme a colleghi europei e asiatici, ha dato il via a una vasta campagna di osservazioni.

Il confronto tra le immagini del lampo avvistato nel 2004 e quelle della supernova SN2006jc esplosa nel 2006, ha avvalorato l’ipotesi che i due eventi provengano dallo stesso oggetto celeste: una stella di tipo Wolf-Rayet con massa pari a 60-100 volte la massa del Sole, giunta nella fase finale della sua evoluzione. La scoperta, senza precedenti, è stata pubblicata sulla rivista Nature.

galassia UGC4904

Il bagliore del 2004 sarebbe stato prodotto dall’aumento di energia associato a una fase di instabilità, che ha preceduto l’esplosione finale di SN2006jc. La stella stava perdendo gli strati più esterni della sua atmosfera (in gran parte composti di idrogeno ed elio). Lo scenario è confermato dalle osservazioni di SN2006jc ottenute con i telescopi dell’Inaf: dai dati emerge l’interazione tra il gas espulso ad alta velocità dalla supernova e quello già presente intorno al corpo celeste prima della sua esplosione, rilasciato a bassa velocità dalla stella nell’evento del 2004.

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Un nuovo aereo passeggeri supersonico

By admin on giugno 19, 2007

Sembra che tra qualche anno tornerà a volare un nuovo tipo di aereo passeggeri supersonico. La European Aerospace and Defence Company, cioè il gruppo europeo cui fa capo tra l’altro il consorzio Airbus, progetta di costruire un nuovo “Super-Concorde”, ovvero un aereo commerciale capace di volare oltre la velocità del suono, e di collegare New York con Parigi in circa 2 ore.

Il futuro aereo è nella fase iniziale di sviluppo. Dovrebbe derivare, da un altro ambizioso progetto di Eads-Airbus. Quello cioè di un aereo-razzo commerciale, che a partire dal 2012 dovrebbe effettuare il primo volo ed essere pronto a trasportare turisti in avventurosi viaggi nello spazio….. con costi per biglietto a cifre astronomiche; almeno 200 mila euroa testa , secondo le stime attuali. Questo progetto sarà una scommessa singolare su una clientela d’élite. Una scommessa rischiosa, ma che servirà per sviluppare tecnologie aerodinamiche, propulsori, elettronica per il futuro super-concorde, che comunque si calcola avrà costi per biglietto molto, molto alti.

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