NGC 6240: 2 Buchi neri scoperti grazie all’ottica adattativa
Grazie nuova tecnologia dell’ottica adattativa del telescopio Keck delle isole Hawaii, gli astronomi della Università della California a Santa Cruz sono riusciti ad osservare una coppia di buchi neri supermassicci nel centro di una zona di collisione tra due galassie.
Le osservazioni della collisione galattica, nota come NGC 6240, rivela che ciascun buco nero si trova al centro di un disco rotante di stelle ed è circondato da una nube di ammassi di giovani stelle che si sono formate nel corso della fusione.

Confronto ottico e ai raggi-X di NGC 6240
Queste galassie in collisione già osservate a differenti lunghezze d’onda, si era intuito che là ci dovessero essere 2 buchi neri, ma nessuno finora era stato in grado di comporre le diverse osservazioni in un unico quadro coerente.
ha spiegato Claire Max, docente di astronomia e astrofisica dell’UCSC, e coautrice dell’articolo apparso su "Science".
"L’ottica adattativa ha invece permesso di avere una visione complessiva, e ora possiamo vedere le polveri ad alta temperatura nell’infrarosso, le stelle nello spettro visibile e nell’infrarosso, e le emissioni radio e X, che provengono dalla zona che circonda i buchi neri."
In effetti, immagini nello spettro visibile della NGC 6240 erano già state ottenute dal telescopio spaziale Hubble: esse mostrano le parti delle galassie in collisione distorte dalle forze di marea, che formano lunghe code di stelle, gas e polveri. Nella brillante regione centrale è possibile distinguere due nuclei, ma nubi di polvere oscurano la maggior parte della luce visibile che proviene dal nucleo.
La presenza di due buchi neri supermassicci nella NGC 6240 fu dimostrata per la prima volta grazie alle osservazioni ai raggi-X del telescopio Chandra della NASA. Ma tentare di comporre i dati di questo strumento con quelli ottenuti da altri differenti lunghezze d’onda è molto difficile poiché esistono pochi punti di riferimento comuni.
Grazie invece alsistema di ottica adattativa del Keck, le immagini nell’infrarosso hanno una risoluzione spaziale che ha permesso di identificare caratteristiche della NGC 6240 che possono essere viste a differenti lunghezze d’onda.











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