Alla riunione del Lunedì



By admin on agosto 27, 2007

Il tecnico. Pioniere dell’informatica, contrario ad ogni progresso, si ostina a lavorare a linea di comando. Veste shorts e sandali tutto l’anno, anche con la neve. Polemizza su ogni innovazione, è il nemico giurato dell’interfaccia amichevole, dice di essere l’unico a capirci qualcosa di informatica, “non come questi ragazzini che usano MS Windows!“. In disparte, mi chiede come diavolo si fa a stampare una pagina di MS Word.

La guida alpina. Arriva trafelato, col volto scottato dal sole, la giacca a vento con scritto “CAI-Sez. Ciriè” e le ciaspole ai piedi. Non si siede nemmeno, ma continua a camminare e a raccontare, in dialetto delle sue valli, del versante ovest del Cervino, del rifugio in cui ha mangiato polenta con capriolo e di come erano belle le nostre montagne 30 anni fa. Conclude dicendo, rigorosamente in dialetto: “Va bin, va bin, implementuma tut!” e si versa un bicchiere di Genépy canticchiando “Sul cappello c’è una lunga penna nera“.

Il consulente informatico. E’ il primo ad arrivare, probabilmente perché da alcuni mesi dorme in ufficio. Abbronzatura caraibica, età indefinita tra i 20 e i 40 anni, gessato di Armani da 2000 euro, da neolaureato ne guadagnava 3000 al mese più indennità di trasferta, ticket restaurant e lifting rimborsati. La sua prima auto è stata una Audi, ora ha il Cayenne aziendale. E’ geneticamente modificato: il suo orecchio è connesso al cellulare via bluetooth. Si esprime solo con slide, grafici ottimistici e frasi del tipo “Dobbiamo creare sinergie e service concept ad alto valore aggiunto“. La sua giornata tipo si conclude con aperitivo di progetto, cena di progetto e discoteca con i colleghi di progetto. Verso le 4 del mattino, sul lettino UV, scrive in trance il report settimanale per il suo capo che implementa non si sa cosa a Singapore.

La strafica del marketing. Partecipa alle riunioni solo per videoconferenza. Ha una truccatrice professionista (pagata su progetto) che le controlla l’effetto pelle lucida prima di collegarsi. Veste sempre microgonne e magliette attillate, mentre parla si accarezza sensualmente. Fuma una sigaretta dietro l’altra e le spegne contro il cartello “Vietato fumare”. Ogni tanto, serissima, fa doppi sensi a sfondo sessuale. Nessuno la contraddice. Nessuno ha capito che competenze abbia né in che città lavori. All’inizio, in molti credevano che si trattasse di un software di intelligenza artificiale installato nel sistema di videoconferenza. Poi ha aperto bocca…

La stagista. Appena laureata, non dice una parola, prende appunti, nervosamente. Non capisce quasi nulla dell’argomento trattato. Alla fine della riunione, peggio di una coltellata alla schiena, qualcuno le chiederà di scrivere il verbale. Passerà 2 giorni e 2 notti a tentare di decifrare, invano, gli appunti scarabocchiati. Quindi lascerà lo stage.

Il congedante. Anziano, brontolone, polemico. Da 4 anni continua a ripetere “fate, fate, intanto fra 2 mesi io porto via le balle!“, ma è sempre lì. Si rifiuta di partecipare a qualunque lavoro, in compenso critica il management, i quadri, gli impiegati e l’impresa di pulizia. Voci non confermate dicono che abbia chiesto di posticipare la pensione.

La mamma. Un tempo una bella donna, dopo la terza maternità si è trasformata in un curioso animale sociale che tappezza l’ufficio con foto di bambini e preghiere di Natale. Divide le giornate stampando ricerche scolastiche sul Molise e parlando al cellulare, impartisce ordini ai figli o li sottopone a umilianti interrogatori: “Cosa hai fatto a scuola? E i compiti? Stasera lo senti, tuo padre! No, non ti compro la plèistescion! Non guardare la TV! E i compiti? Hai fatto i compiti?“. Dopo 20 minuti, si alza facendo cadere la sedia, si scusa, dice: “Devo portare mio figlio a judo“, e si congeda.

Il commerciale. Entra ed esce dalla riunione, parlando al cellulare col cliente di Agrate Brianza. Sorride, scherza, è energico, sicuro di sé. “Ma yes, Maurizio, conta su di noi, we are ready, sarà tutto pronto mercoledì!“. Ovviamente è una balla, ma la racconta bene.

Il capo. Entra nella sala riunioni 5 minuti prima della fine, parlando al cellulare in inglese. Sorride a tutti, mette in attesa il misterioso interlocutore, dice: “Scusate il ritardo. Allora, è tutto pronto? Accidenti, devo andare, ho un’altra riunione“, quindi si cava di tasca una caramella al rabarbaro, fa per offrirla a un collega il quale tende la mano, ma poi ci ripensa e se la mette in bocca, senza scartarla, infine, sempre parlando al cellulare, corre in bagno a vomitare il corpo estraneo.

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