Un chip che non dimentica: Memristor



By admin on maggio 7, 2008

Riuscire a scoprire qualcosa di nuovo e completamente innovativo nel campo ormai maturo dell’ingegneria elettronica è estremamente raro” ha affermato il capo delle ricerche Stanley Williams.
Un nuovo tipo di circuito, considerato una sorta di anello mancante, è stato messo a punto nei laboratori della Hp, potrebbe essere l’attesa rivoluzione dell’elettronica!

memristore

Questo dispositivo è in grado di ridurre sia i consumi che i tempi morti, poiché non perde dati una volta tolta la corrente al circuito. Il Memristor, nome del nuovo tipo di memoria, darebbe nuove funzioni ai computer.
L’interesse per il memristor si è riacceso nel 2007 quando una versione sperimentale allo stato solido è stata realizzata da Stanley Williams di Hewlett Packard. La costruzione di un componente allo stato solido è diventata possibile solo grazie ai comportamenti particolari che si possono ottenere utilizzando le nanotecnologie. Il componente realizzato, in realtà, non utilizza il flusso magnetico (come suggerito dalla definizione di memristore) né immagazzina una carica (come un condensatore), al contrario crea la dipendenza tra resistenza e carica utilizzando un meccanismo chimico.

I Memristor integrati sui chip, ha spiegato Williams, funzionerebbero come una memoria flash, non perdendo il contenuto quando si spegne il computer. Inoltre richiederebbero meno silicio e consumerebbero meno energia. L’unico nota negativa è la velocità, che secondo i ricercatori per ora è di 10 volte inferiore a quella delle attuali DRAM usate nei personal computer.

memristore

L’esistenza del Memristor era stata teorizzata nel 1971 dal professore universitario Leon Chua. Dopo quasi 40 anni, grazie alle nanotecnologie applicate all’elettronica, gli Hp Labs ora annunciano di essere riusciti a crearne un modello matematico e un esemplare fisico. Nei laboratori della HP sono riusciti a compattare 100 Gigabit di capacità su un singolo chip, un salto enorme, se confrontato con i 16 Gigabit disponibili sulle memorie flash attualmente esistenti.

Leon Chua

Il resistore della memoria, da qui il nome, è stato realizzato partendo da un composto di due strati di biossido di titanio attraverso cui è stata fatta passare corrente elettrica e consente di creare memorie che non perdono i dati una volta tolta l’alimentazione. Chua lo aveva definito come 4°elemento di un circuito passivo, insieme alla resistenza, al condensatore e all’induttore.
Le memorie basate su Memristor potrebbero sostituire quelle attuali per realizzare dispositivi di memorizzazione a stato solido. Usate in un computer, invece, consentirebbero di tornare, nel momento dell’accensione, al punto in cui si era un istante prima dello spegnimento, un po’ come accade quando si spegne e poi riaccende un palmare: tutto appare come lo avevamo lasciato. Altro impiego interessante potrebbe essere nel cloud computing, che coinvolge migliaia di server e sistemi di archiviazione.

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