Archivio del settembre, 2010

I vortici giganti dei poli di Venere

By admin on settembre 25, 2010

Da più di 4 anni è in orbita attorno a Venere la sonda dell’ESA Venus Express la quale sta raccogliendo una grande quantità di dati scientifici sul pianeta che vanno dall’iterazione con i venti solari alla dinamica della sua densa atmosfera, dall’iterazione di quest’ultima con la superficie e le caratteristiche stesse della superficie.
Proprio una caratteristica dell’atmosfera è tenuta sotto stretta osservazione sin dalla prima missione verso questo pianeta avvenuta nel lontano 1979 con la sonda Pioneer Venus. Grazie a questa prima missione si scoprì che al polo Nord di Venere era presente un gigantesco vortice molto stabile e dotato di due apparenti centri di rotazione che proprio per questo fu chiamato dipolo di Venere.
Le successive missioni scoprirrono che anche il polo Sud possedeva un simile fenomeno.
Oggi però si è scoperto che il vortice del polo Sud è sparito. Questo è quanto dichiarato lo scorso 23 Settembre dal dott. Giuseppe Piccioni al congresso della European Planetary Science evidenziando la complessità della dinamica atmosferica di Venere.

Il principale strumento di analisi impiegato per osservare a diverse altezze l’atmosfera di Venere si chiama VIRTIS (Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer). E’ uno strumento capace di osservare la superficie del pianeta grazie al fatto che alcune lunghezze d’onda infrarosse sono in grado di attraversare indisturbate la densa atmosfera. Inoltre analizzando la radiazione a diverse lunghezze d’onda è possibile misurare la temperatura e la dinamica dei venti a diverse altezze nell’atmosfera ed in particolare studiare i vortici delle regioni polari.

Nei primi anni di studi di questi vortici ci osservò una perfetta simmetria tra il vortice del polo nord e quello del polo sud. Nel corso delle recenti missioni (grazie all’uso di VIRTIS) però questa simmetria si rivelò solo apparente, vennero osservate molte differenze di forma e con caratteristiche stabili non ben definite.

Ci sono zone nell’alta atmosfera che ruotano attorno al pianeta a velocità incredibili, ben 60 volte superiore alla velocità del pianeta stesso. E’ stato anche osservato che alle basse latitudini al variare dell’altezza i venti cambiano drasticamente velocità. Questo cambio repentino di velocità scompare alle alte latitudini in combinazione con una riduzione dei venti nelle regioni prossime ai poli. E infatti prorpio in queste regioni che Venere presenta le sue peculiarità dinamiche, estremamente differenti rispetto al resto del pianeta. Qui ha sede un super-vortice permanente dal diametro di 3000 Km con una rotazione praticamente sincrona a quella del pianeta. L’anello di nuvole attorno alla regione polare, si comporta come una barriera che separa le due zone in rotazione.

A partire da Dicembre prossimo, la sonda Venus Express lavorerà in congiunzione con la sonda giapponese Planet-C partita alla volta di Venere lo scorso Maggio.

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
L’immagine qui sopra mostra 4 differenti momenti del vortice ripreso alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS. La sommità delle nubi (parti bianche dell’immagine) è a circa 65 Km di altezza mentre le zone pù scure sono quelle più calde e quindi che si trovano più in basso. Il centro del vortice ha una temperatura di circa 250°Kelvin

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
Dinamica della rotazione del vortice alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS.

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
Dinamica della rotazione del vortice alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS.

Fonti:

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Rallentare la luce: un nuovo chip potrebbe cambiare il modo di inviare le informazioni

By admin on settembre 8, 2010

La possibilità di controllare gli impulsi luminosi all’interno di un circuito integrato è una delle prossime frontiere della micro elettronica nel campo delle comunicazioni quantiche su network e potenzialmente anche su computer a bassissimo consumo energetico ma alte prestazioni.
Holger Schmidt, professore di ingegneria elettronica alla Baskin School of Engineering della University of California insieme al suo team di ricerca e in collaborazione con la Brigham Young University hanno sviluppato un nuovissimo chip capace di rallentare i fotoni di un fattore 1200 e che potrebbe aprire finalmente le porte allo sviluppo su larga scala di questa nuova tecnologia.

Schmidt spiega come “rallentare la luce ed altre caratteristiche peculiari del mondo dei quanti derivanti dal rallentamento sono ben note ormai da un po’ di tempo, tuttavia per poter utilizzare questa tecnologia nel mondo industriale (ovvero nella produzione di massa) è necessario che il rallentamento della luce avvenga a temperatura ambiente o più“.

Sebbene le fibre ottiche trasmettano l’informazione alla velocità delle luce, l’instradamento tra i dispositivi e il loro processamento avviene mediante la conversione dei segnali luminosi in segnali elettrici. Quindi, tutti i dispositivi che elaborino direttamente i segnali luminosi devono essere capaci di rallentarle, memorizzare ed elaborare in modo affidabile tali impulsi luminosi.

Il dispositivo sviluppato da Schmidt e colleghi si basa sugli effetti dell’interferenza quantica nei vapori di rubidio all’interno di una guida ottica vuota costruita a sua volta all’interno di un chip di silicio costruito che le attuali tecnologie di produzione dei chip.

Sono state utilizzate differenti tecniche di rallentamento e arresto totale dei fotoni per alcuni millisecondi. Le metodologie precedenti richiedevano temperature e apparecchiature troppo complesse per poter essere usate a livello industriale.
Nel 2008 i ricercatori dell’NTT Laboratories in Giappone erano riusciti a rallentare la luce di un fattore 170.

Gli sviluppi condotti da Schmidt non solo rallentano la luce ma vengono prodotti iterazioni tra luce e materia tali da rendere possibili altri sviluppi nella produzione di dispositivi per il calcolo quantico e sistemi di comunicazione. In aggiunta il sistema ha la possibilità di attivare e disattivare tali effetti e di regolare la veocità della luce a proprio piacimento.

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Kanji 終 – Fine, finire

By admin on settembre 4, 2010

Il kanji di oggi, , esprime il concetto di “fine” ovverto termine di un qualcosa. In alcuni casi esprime anche il concetto di “chiusura” come significato alternativo al concetto di fine come ad esempio nella frase “chiude la classifica” che è un modo alternativo (e forse meno doloroso) di dire “ultimo in classifica!”

kanji shuu fine
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