Archivio della categoria 'Astronomia'

Scoperto pianeta in orbita attorno a una Nana Bruna

By admin on aprile 27, 2010

La crescente potenza dei telescopi moderni permette agli astronomi di scoprire oggetti sempre più deboli e in un certo senso “più strani”. E’ il caso infatti della scoperta a cui mi accingo a descrivervi: la scoperta un un pianeta orbitante attorno ad una nana bruna. La massa del pianeta è stimata tra 5 e 10 volte quella di Giove. Inoltre si è calcolato che tale pianeta si sia formato con la stessa veocità della nana bruna, ovvero, in meno di 1 milione di anni che, secondo alcune teorie di formazione dei pianeti, è un tempo troppo breve.

La scoperta si deve a Kamen Todorov della Penn State University che ha utilizzato sia l’Hubble Space Telescope sia il Gemini Observatory. Il campione di studio era composto da 32 giovani nane brune situate tutte nella regione di formazione stellare situata nella costellazione del Toro.
Le nane brune sono oggetti con una massa di circa 10 volte quella di Giove ma troppo piccola per poter innescare e sostenere le reazioni termo-nucleari tipiche delle stelle.

3D nana bruna
Rappresentazione 3D del sistema 2M J044144: a sinistra abbiamo la nana bruna con una massa 20 volte quella di Giove, a sinistra troviamo il pianeta con una massa 7 volte quella di Giove
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Auguri Hubble: 20 anni e un successo senza eguali

By admin on aprile 24, 2010

Buon Compleanno Hubble!

hubble 20 anni compleanno

Era il 24 Aprile 1990 quando la missione numero 31 dello shuttle Discovery iniziò. In quella missione lo shuttle trasportava un prezioso carico: il primo telescopio spaziale della storia umana, il telescopio spaziale Hubble (noto anche con il nome di HST – Hubble Space Telescope). Il nome dato in omaggio al famoso astronomo che per primo scoprì l’espansione dell’universo sudiando il red-shift delle galassie lontane.
In orbita a oltre 600 Km di altezza e lontano da qualunque disturbo causato dalla preziosa atmosfera terrestre, ha da subito rivoluzionato le scienze astronomiche da quelle planetarie fino alla cosmologia.
Gli sforzi ed investimenti dedicati attorno al progetto di sviluppo e mantenimento di Hubble sono stati ripagati negli anni con l’importanza delle sue scoperte.
Ricordo ancora come fosse stato ieri, ma era il 1995, quando arrivaro a terra (e quindi pubblicate dai siti specializzati e dai telegiornali di tutto il mondo) le prime immagini de “I pilastri della creazione”, ovvero l’immagine dei dettagli di 3 enormi colonne di gas dalle quali nuove stelle stavano nascendo:

hubble 20 anni compleanno

I dettagli si riferiscono alla zona centrale della Nebulosa Aquila (nota anche come M16 o NGC 6611) visibile nella costellazione della Coda del Serpente:

hubble 20 anni compleanno

Era invece il Luglio 1994 quando Hubble immortalò un altro evento mai osservato prima: l’impatto dei frammenti della cometa Shoemaker-Levy su Giove. Due mesi prima di tale evento (il 17 Maggio 1994) Hubble fotografò i frammenti della comenta in quest’altra famosa immagine:

frammenti Shoemaker-Levy

nella quale si vedono allineati tutti i 21 frammenti della cometa, distribuiti in uno spazio di 1.1 milioni di Km
I frammenti di tale cometa caddero sul pianeta come un vero è proprio borbandamento tra il 16 e il 22 Luglio 1994. Nella foto scattata da Hubble si vedono su Giove le macchie nere lasciate dagli impatti dei vari frammenti:

impatto Shoemaker-Levy giove

Oggi l’Hubble Space Telescope celebra i suoi 20 anni con quest’ultima immagine proveniente dalla Nebulosa della Carena, una regione ad alto tasso di formazione stellare nella costellazione della Carena dell’emisfero australe, simile a quella dell’Aquila:
hubble 20 anni compleanno

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Osservata eruzione solare tra le più grandi

By admin on aprile 18, 2010

Quasi una settimana fa il nostro Sole ha dato spettacolo di se! In meno di 24 ore è infatti avvenuta una delle eruzioni solari con conseguente formazione della protuberanza di gas incandescenti più grande della storia dello studio del Sole. La scia di gas diventa un arco con gli estremi che toccano la superficie del Sole in quanto il gas fortemente ionizzato segue le linee di forza del campo magnetico solare.
Erano quasi le 22:30 UTC del 12 Aprile 2010, quando il satellite STEREO (Solar TErrestrial RElations Observatory) ha iniziato a registrare l’evento durato fino alle 17:30 UTC del 13 Aprile 2010. Le immagini pubblicate sono nella banda dell’ultravioletto. La protuberanza è tra le più grandi registrate sia dal satellite STEREO sia da SOHO (Solar & Heliospheric Observatory), entrambi in orbita attorno al Sole e alo studio della nostra stella. Nonostante i molti studi che si stanno portando avanti da anni, il meccanismo secondo cui si formano le protuberanze non è ancora chiaro.
La lunghezza dell’arco di gas è enorme, paragonabile al diametro del nostro Sole ed uno spessore tale da includere diverse volte il nostro pianeta.

eruzione solare aprile 2010

Questa eruzione è stata del tutto inattesa visto il periodo di quiete che il Sole sta attraversando. Con questa eruzione si è successivamente proiettato nel Sistema Solare una consistente quantità di gas attraverso il processo denominato CME (Coronal Mass Ejection) visibile in quest’altra piccola animazione:

eruzione solare aprile 2010

Sul sito della NASA è stato pubblicato anche il video di tutto l’evento scaricabile liberamente in formato .MOV (Quicktime)

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Venere è geologicamente attivo

By admin on aprile 10, 2010

Per la prima volta nello studio del pianeta Venere si è potuto osservare il chiaro segno di una recente colata lavica sulla sua superficie. La colata si stima sia avvenuta tra poche migliaia di anni fa e 2.5 milioni di anni fa e questo suggerisce come il pianeta potrebbe essere ancora geologicamente attivo, annoverando così Venere tra i pochi corpi del Sistema Solare ad essere attivi geologicamente parlando.
Le tracce dell’attività vulcanica sono state scoperte durante la missione Venus Express dell’ESA (European Space Agency) la quale è in orbita attorno a Venere dall’Aprile del 2006 (ad oggi, esattamente 4 anni). I risultati scientifici poggiano sui rilievi topografici eseguiti della sonda della NASA Magellano (in orbita dal 1990 al 1994), la quale ha mappato il 98% della superficie di Venere oltre ad aver creato una mappa ad alta risoluzione della forza di gravità del pianeta.
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Scoperti 2 buchi neri primitivi grazie al telescopio Spitzer

By admin on marzo 21, 2010

Gli astronomi hanno trovato per caso quello che sembra essere uno dei due buchi neri supermassicci più vecchi dell’universo conosciuto. La scoperta, ottenuta principalmente attraverso le osservazioni fatte con lo Spitzer Space Telescope della NASA fornirà ulteriori informazioni per la comprensione della nascita dell’universo e come i primissimi buchi neri, galassie e stelle si siano formati.

Come tutti sanno i buchi neri sono oggetti naturali dall’estrema forza di gravità e capaci di distorcere lo spazio-tempo. I buchi neri più attivi e massicci si nascondo nei nuclei delle galassie, di solito circondati da una enorme nuvola di gas incandescente a forma di ciambella che lo mantiene in vita e lo fa crescere. Strutture del genere con buchi neri supermassicci nel loro centro si chiamano quasar.

buco nero 3d
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Il posto più freddo dell’Universo conosciuto

By admin on marzo 14, 2010

L’immagine dell’Hubble Space Telescope che segue mostra una nebulosa planetaria conosciuta con il nome di Nebulosa Boomerang. Si trova a 5000 anni-luce da noi nella costellazione del Centauro visibile dall’emisfero Sud del nostro pianeta. La nebulosa planetaria si sviluppa attorno a una stella morente che durante le ultime fasi della sua vita espelle enormi quantità di gas.

Nel 1995 gli astronomi dell’ESO Submillimetre Telescope in Cile rilevarono come questa nebulosa fosse il posto più freddo dell’Universo. La sua temperatura era di -272°C ovvero 1 solo grado sopra lo Zero Assoluto. Inoltre c’è da tener presente che tale nebulosa è più fredda della Radiazione Cosmica di Fondo che è di circa -270°C (3°K).

nebulosa planetaria Boomerang
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ESO 306-17: galassia cannibale

By admin on marzo 7, 2010

In generale le galassie possono essere pensate come a degli individui di un gruppo che di frequente interagiscono tra loro. Tuttavia una recente immagine dell’Hubble Space Telescope ha mostrato come possono esistere galassie solitarie e “affamate” di altre galassie!

A circa 500 milioni di anni-luce da noi, nell’emisfero sud della volta celeste, si trova una grande galassia ellittica, ESO 306-17, molto luminosa appartenente a un gruppo di catalogazione denominato “gruppo fossile“. Questo termine di catalogazione viene utilizzato dagli astronomi per enfatizzare la natura isolata della galassia ovvero l’assenza nelle immediate vicinanze cosmiche di altre galassie. Gli astronomi si sono però posti una domanda: l’essere una galassia isolata è dovuta alla sua antica origine oppure è stata lei a inglobare le altre galassie nelle vicinanze?

galassia ellittica ESO 306-17
> Download alta risoluzione (2500 x 2484 pixels): ESO 306-17

La forza di attrazione gravitazionale può tenere unite un gruppo di galassie, tuttavia le più grandi del gruppo tendono a “inghiottire” quelle più piccole. Ad esempio ci sono molti segni evidenti riguardanti la nostra Via Lattea, la quale ha avuto incontri ravvicinati con i nostri vicini più piccoli come ad esempio la Piccola Nube di Magellano e la Grande Nube di Magellano. ESO 306-17 e gli altri gruppi fossili potrebbero essere il caso estremo di “cannibalismo galattico” nel quale solo una galassia sopravvive a discapito dei suoi vicini.

Nell’immagine precedente sembra che ESO 306-17 abbia più di un compagno nelle immediate vicinanze (la brillante galassia basso a sinistra), ma molto probabilmente è una galassia in primo piano lontana da ESO 306-17 e con la quale non ha alcun legame gravitazionale. ESO 306-17 giace completamente sola in un enorme nuvola di gas ad alte temperature (in accordo con gli studi condotti con l’XMM-Newton dell’ESA e con il Chandra X-ray Observatory della NASA). Si pensa che attorno alla galassia ci sia anche una enorme nuvola di materia oscura sebbene nessuno l’abbia mai potuta osservare.

Eseguendo ingrandimenti su ESO 306-17, appaiono dei deboli cluster di stelle tra il grande alone che compone la galassia. Lo studio di questi cluster può aiutare gli astronomi a capire meglio la storia di ESO 306-17.
I ricercatori stanno utilizzando questa immagine alla ricerca nelle vicinanze di galassie nane e compatte. Questo tipo di galassie potrebbe essere ciò che resta del cannibalismo galattico, in pratica è il nucleo della galassia originale. Recentemente infatti sono state scoperte molte galassie nane e compatte vicino a grandi galassie ellittiche, per cui è interessante scoprire se anche in questo caso ci sono galassie nane a conferma del dominio di ESO 306-17 sulle altre del vicinato.

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Iniziata la seconda fase di ascolto del Mars Phoenix lander

By admin on febbraio 28, 2010

La sonda della NASA Mars Odyssey, in orbita attorno al pianeta Marte, ha da poco iniziato la seconda fase di ascolto di eventuali segnali provenienti dal lander Phoenix che confermerebbero la “rinascita” della sonda. Purtroppo nella prima fase (durante la quale sono stati effettuati 10 sorvoli sul luogo in cui si è fermata) non è stato ricevuto alcun segnale, tuttavia, visto che l’inverno marziano è terminato da poco, l’l'illuminazione che la sonda riceve potrebbe essere ancora insufficiente per farla riattivare.

Nella seconda fase, iniziata lo scorso 26 Febbraio 2010, Odyssey eseguirà 50 sorvoli durante i quali rimarrà in ascolto di eventuali segnali provenienti dalla superficie.
Nel luogo in cui si trova il lander Phoenix ora è primavera inoltrata ed il Sole si trova sopra l’orizzonte per 22 ore consecutive, una illuminazione paragonabile a quella di ad alcune settimane dopo il termine della missione principale della durata di 3 mesi.

mars phoenix lander
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Nuove immagini delle aurore boreali su Saturno

By admin on febbraio 11, 2010

Grazie all’utilizzo del telescopio spaziale Hubble, i ricercatori hanno potuto osservare e quindi fotografare eccezionali immagini della aurore boreali su saturno verificatesi contemporaneamente sia nel polo nord che nel polo sud del pianeta. Questa grande opportunità di ricerca è stata resa possibile anche grazie alla particolare condizione visiva ovvero la quasi assenza degli anelli che ostacolano la vista di uno dei poli. Ricordo che in questo periodo gli anelli di Saturno sono visti dalla Terra praticamente sullo stesso piano e quindi quasi invisibili, questo evento accade una volta ogni 15 anni.

Durante i 30 anni di orbita del pianeta attorno al Sole, l’opportunità di osservare contemporaneamente entrambi i poli accade solo due volte. Hubble ha avuto modo di fotografare il pianeta sotto diversi punti di vista da quando è entrato in funzione ma è in questo periodo che il pianeta è “sotto stretta osservazione”. L’occasione di analizzare contemporaneamente i poli non può essere tralasciata ed inoltre in questo periodo Saturno è in prossimità dell’equinozio che implica uguale illuminazione dei due poli.

Nonostante la grande lontananza dal Sole, l’influenza di quest’ultimo sul pianeta è abbastanza intensa. Come tutti sanno il Sole emette costantemente particelle che raggiungono tutti i pianeti. Questo fenomeno è noto come “vento solare“. Quando queste particelle raggiungono un pianeta dotato di campo magnetico (ad esempio come la Terra o Saturno), le particelle elettricamente cariche vengono intrappolate dal campo stesso e deviate verso uno dei poli. A causa della forma del pianeta e del campo magnetico associato, l’intensità del campo magnetico è maggiore ai poli ed è qui che si ha anche la maggior concentrazione delle particelle catturate le quali percorrendo le linee di forza del campo magnetico alla fine entrano in collisione con gli atomi dell’alta atmosfera rilasciando energia, anche sottoforma di luce, che da luogo al fenomeno dell’aurora borerale.

A prima vista le aurore boreali che si formano su Saturno appaiono asimmetriche ai due poli. Tuttavia, l’analisi accurata dei nuovi dati ha messo in evidenza come le aurore ai due poli sono leggermenti differenti. Quest’ultima informazione permette di estrapolare i dettagli del campo magnetico di Saturno. Nel polo nord di Saturno l’aurora boreale è ovale, leggermente più piccola e più intensa rispetto a quella del polo sud. Questo implica che il campo magnetico di Saturno non è distribuito equamente attorno al pianeta: più irregolare e forte a nord rispetto al polo sud. Questi risultati hanno confermato quanto gia scoperto dalla sonda Cassini in orbita attorno al pianeta dal 2004.

Al link qui di seguito è possibile scaricare il video in diverse risoluzioni delle osservazioni eseguite durante un lungo periodo di analisi: Hubblecast 33: Saturn’s stunning double show

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Cambiamenti sulla superficie di Plutone: nuove immagini dal telescopio Hubble

By admin on febbraio 5, 2010

Alcuni giorni fa sono state pullicate dalla NASA le nuove immagini del pianeta nano (o planetoide) Plutone. Le foto sono state scattate dal telescopio spaziale Hubble e in base a precedenti osservazioni si sono messe inidenza dei cambiamenti superficiali nei colori delle immagini. Tali cambiamenti si pensa siano dovuti a cambiamenti climatici e quindi variazioni di copertura dai ghiacci che nella regione sud ghiacciano mentre a nord sublimanao a causa della maggiore illuminazione dovuta al cambiamento stagionale. Ricordiamo che un anno di Plutone dura ben 248 anni terrestri!! Nel suo complesso le immagini ottenuto sono più rossiccie delle precedenti, mentre le regioni a nord sono più luminose.

Le immagini ottenute da Hubble saranno le migliori possibili fino a che la sonda robotizzata New Horizons sorvolerà nel 2015 Plutone e riuscendo così finalmente a vedere come realmente è fatta la superficie di Plutone. Quando ci sarà il sorvolo purtroppo però sarà possibile fotografare solo un emisfero a causa della velocità e tipologia di passaggio della sonda la quale poi continuerà nella sua missione di raggiungere la Kuiper Belt.

superficie di plutone
Questa è l’immagine più dettagliata che abbiamo della superficie di Plutone costruita con osservazioni multiple di Hubble fatte dal 2002 al 2003. Credit: NASA, ESA, and M. Buie (Southwest Research Institute). Photo No. STScI-PR10-06a
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Download video rotazione di Plutone (Credit: NASA, ESA, and M. Buie/Southwest Research Institute)
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