Archivio della categoria 'Astronomia'

L’atmosfera di una super-Terra

By admin on dicembre 4, 2010

Un team di astronomi, in collaborazione con altri due astronomi della NASA, hanno portato a termine il progetto di creazione di un modello atmosferico della super-Terra scoperta qualche tempo fa. Una super-Terra è un pianeta roccioso dalla massa di 10 volte quella del nostro pianeta e dalle dimensioni 3 volte superiore. I risultati di questo progetto sono un passo avanti significativo per la scoperta di altri pianeti extra-solari simili al nostro.

La super-Terra oggetto di studi è il pianeta GJ 1214b il quale possiede una sottile atmosfera nella quale sono state trovate tracce di acqua e quindi potrebbe possedre anche nubi di vapore. Tuttavia il pianeta potrebbe anche avere una composizione simile a Nettuno ma più piccolo.

super-terra GJ 1214b

GJ 1214b orbita a 0.014 UA dalla sua stella, una distanza troppo piccola per consentire la vita. La super-Terra è stata scoperta un anno fa, ovvero nel Dicembre 2009, ed ha una massa 6.5 volte quella della Terra e una dimensione 2.7 volte più grande. Precedenti osservazioni sulle sue dimensioni hanno dimostrato che la sua massa è troppo bassa in rapporto alle sue dimensioni, per cui il pianeta deve possedere un’atmosfera e deve essere roccioso.

super-terra confronto GJ 1214b

Per scoprire la composizione dell’atmosfera è bastato osservare la radiazione infrarossa assorbita dal pianeta durante il passaggio davanti la stella madre. I raggi di luce provenienti dalla stella, che attraversano l’atmosfera, hanno un assorbimento che dipende dalla composizione dell’atmosfera stessa, lasciando quindi un’impronta ottica facilmente decifrabile. Questa tecnica ha reso possibile studiare la composizione dei pianeti gassosi extra-solari.

In realtà, per la super-Terra, non è stata rilevata alcuna impronta infrarossa. Questo però non vuol dire che non ci sono elementi chimici. Questa condizione può voler significare che l’atmosfera di GJ 1214b possieda nubi di vapor acqueo. Gli astronomi infatti ritengono che l’atmosfera sia troppo sottile per poter generare un’impronta di assorbimento tale da essere rilevata qui sulla Terra.

Approfondimenti: NASA Aids in Characterizing Super-Earth Atmosphere

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Scoperto un giovane Buco Nero: 30 anni di età

By admin on novembre 20, 2010

giovane Buco Nero
Credits: X-ray: NASA/CXC/SAO/D.Patnaude et al, Optical: ESO/VLT, Infrared: NASA/JPL/Caltech

E’ stato da poco scoperto nella galassia M100, appartenente al cluster della Vergine a 50 milioni di anni luce di distanza, un buco nero neonato, infatti la sua età è di soli 30 anni. L’immagine qui sopra è una sovrapposizione di altre 3 immagini: quella del telescopio Chandra nella banda dei raggi-X, quella del Very Large Telescope dell’ESO nella banda del visibile e infine quella dello Spitzer nella banda dell’infrarosso.

La supernova etichettata nell’immagine si chiama SN 1979C è stata scoperta per la prima volta da un astronomo amatoriale nel 1979. L’esplosione di questa supernova ha quasi sicuramente dato origine a un buco nero che ora ha l’età di circa 30 anni. Questa scoperta, se tutti i dati verranno verificati correttamente, ci ha praticamente “fatto vedere” la nascita di un buco nero!

Nel corso degli anni, i dati raccolti dallo Swift della NASA, quelli dell’XMM-Newton dell’ESA e quelli dell’osservatorio German ROSAT hanno messo in evidenza che lo spettro di emissione dei raggi X, la sua distribuzione ed energia, è compatibile con la presenza di un buco nero nella posizione dove è esplosa la supernva SN 1979C che è tuttora avvolta da materiale in caduta verso il centro di attrazione gravitazionale.

Gli scienziati ipotizzano che la massa della stella esplosa sia stata di circa 20 volte quella del nostro Sole.
SN 1979C è un particolare tipo di supernova nella quale l’esplosione espelle parte dell’idrogeno presente negli strati esterni della stella, questo rende improbabile che si sia verificato anche un Gamma-Ray Burst (GRB). L’associazione tra GRB ed esplosione della supernova avviene quando tutto l’idrogeno degli strati esterni della stella viene espulso. Dal momento che molti buchi neri si formano quando non avviene il GRB, questo evento è praticamente il primo che ci permette di analizzare la nascita di un buco nero della tipologia più comune.

Fonte: Youngest Nearby Black Hole

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Prime immagini della cometa Hartley 2 ripresa da vicino

By admin on novembre 4, 2010

Ecco finalmente le prime immagini dell’incontro ravvicinato con la cometa Hartley 2 ripresa da vicino dalla sonda Epoxi.

cometa Hartley 2

Questa cometa è stata ben visibili nei nostri cieli proprio in questi giorni, ed ora ecco uno sguardo veramente incredibile direttamente dallo spazio profondo!!!

cometa Hartley 2

Fonte: Epoxi Latest Images<

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Uno scontro fra asteroidi

By admin on ottobre 16, 2010

E’ raro osservare due asteroidi scontrarsi, tuttavia alcuni giorni fa sono state pubblicate le foto di uno scontro avvenuto pochissimo tempo prima nella cintura di asteroidi, nella parte verso il Sole. Le foto non sono state scattate dalla Terra ma da una posizione molto più favorevole e vicina alla cintura di asteroidi: la sonda Rosetta dell’ESA.
Ad una prima analisi l’oggetto poteva sembrare una cometa vista la presenza di una coda tipica delle comete. L’analisi approfondita ha rivelato invece che si tratta di detriti lasciati dall’urto tra due asteroidi. La catalogazione di quest’oggetto è “P/2010 A2″.

scontro asteroidi

La prima scoperta di questo oggetto (misterioso in principio) risale al Gennaio 2010 effettuata da un telescopio automatizzato che sonda la volta celeste. Si era subito catalogato l’oggetto come una cometa vista la presenza della coda; l’orbita attorno al Sole era quasi circolare. Il primo dubbio sull’identità dell’oggetto venne alla luce proprio dal tipo di orbita: tutte le comete hanno un’orbita fortemente ellittica che le porta sia ad avvicinarsi moltissimo al Sole e sia a raggiungere i confini del Sistema Solare.
“P/2010 A2″ non sembra possedere un centro di condensazione dal quale viene generata la coda, mentre invece “P/2010 A2″ ha una coda che si muove insieme al corpo centrale.

Confrontando le immagini riprese dalla Terra con quelle riprese dalla sonda Rosetta i modelli computerizzati hanno evidenziato come la coda non è nemmeno continua, come accade nelle comete. In questo caso il materiale apparentemente espulso dal corpo centrale sembra essere stato espulso a formare la coda in un unica eruzione.

scontro asteroidi

La causa più probabile di questa eruzione è una collisione tra due asteroidi. Ma se è questa la verità, quando è avvenuto lo scontro? Con una finstra di +/- 10 giorni di errore, la data cadrebbe attorno al 10 Febbraio 2009, ovvero più di un anno e mezzo fa.

Un team internazionale di ricercatori ha in seguito utilizzato anche il telescopio spaziale Hubble per risolvere le dimensioni dell’asteroide rimanente in testa alla coda: un oggetto di 120 metri di lunghezza.
Per il secondo asteroide invece non si hanno tracce e probabilmente si è disintegrato nell’urto formado insieme ai detriti dell’asteroide più grande la coda osservata dagli astronomi. Tuttavia un modello computerizzato della collisione suggerisce per il secondo asteroide solo pochi metri di lunghezza.

Fonte: When is a comet not a comet? Rosetta finds out

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Scoperto il primo pianeta extrasolare potenzialmente abitabile

By admin on ottobre 2, 2010

Un team di ricercatori planetari della University of California (UC) Santa Cruz e della Carnegie Institution of Washington ha da poco annunciato la scoperta di un pianeta con una massa tre volte quella della Terra in orbita attorno alla propria stella nella ormai famosa fascia abitabile, precisamente nel mezzo di questa zona nella quale l’acqua presente sul pianeta può trovarsi nello stato liquido oltre che solido e gassoso.
La scoperta è il risultato di oltre 10 anni di studi con osservazioni condotte con uno dei più grandi telescopi terrestri, il W. M. Keck Observatory nelle isole Hawaii. Se la scoperta sarà cormata da altre analisi, questo pianeta diverrà il più simile alla terra tra le centinaia di altri mondo scoperti fino ad oggi.

confronto Gliese 581 Sole

La dicitura “potenzialmente abitabile” significa che l’ambiante presente su quel mondo può sostenere la vita non necessariamente un posto dove possono vivere gli essere umani. L’abitabilità dipende da diversi fattori, tra i quali la presenza di acqua liquida e di conseguenza un’atmosfera sufficientemente densa da non farla subito evaporare.

La stella attorno alla quale ruota il pianeta è l’ormai famosa stella Gliese 581, una nana rossa, sede delle scoperta di altri pianeti giganti e gassosi. Utilizzando lo spettrometro HIRES si è potuto misurare con precisione la velocità radiale della stella (la velocità lungo la linea di osservazione Terra-stella) la quale può rivelare la presenza di una stella. L’attrazione gravitazionale di un pianeta produce piccole variazioni di tale velocità. La presenza di più di un pianeta induce nella veocità radiale della stella una specie di tremolio che gli astronomi mediante sofisticati strumenti di analisi utilizzano per scoprire indirettamente la presenza di pianeti in orbita.

Gliese 581g

Al nuovo pianeta è stato assegnato il nome di Gliese 581g ed ha una massa pari a quella di 3 Terre. Orbita attorno alla stella in soli 37 giorni. La sua massa indica con molta probabilità che si tratta di un pianeta roccioso e quindi con una superficie ben definita e con una forza gravitazionale tale da trattenere una atmosfera abbastanza densa.

Gliese 581 si trova a 20 anni luce da noi nella costellazione della Bilancia. In passato, attorno a questa stella, furono scoperti altri due pianeti situati al limite della zona abitabile, uno nella parte calda (Gliese 581c) e l’altro nella parte fredda (Gliese 581d).

Le osservazioni indicano che il pianeta è in rotazione sincrona con la sua rivoluzione. Questo fa si che mostri sempre la stessa faccia alla stella producendo un giorno perenne, mentre dall’altro lato si ha latte perenne. In queste condizioni la zona abitabile sulla superficie del pianeta si trova nelle zone attorno al crepuscolo ovvero nella zona compresa tra la piena luce e la piena oscurità. Questa zona è detta “terminator”!

Un corpo orbitante si dice in rotazione sincrona quando il suo periodo di rotazione è uguale al suo periodo di rivoluzione.
Come effetto della rotazione sincrona, il corpo orbitante mostra sempre la stessa faccia al corpo che orbita. Ad esempio, la Luna mostra sempre la stessa faccia alla Terra, indipendentemente dal punto di osservazione sulla Terra (la faccia nascosta della Luna fu vista per la prima volta solo nel 1959, quando la sonda sovietica Luna 3 inviò le prime immagini).

Fonte: NASA and NSF-Funded Research Finds First Potentially Habitable Exoplanet

Ecco un video per capire meglio cosa significa “misurare la velocità radiale per scoprire la presenza di un pianeta”:

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I vortici giganti dei poli di Venere

By admin on settembre 25, 2010

Da più di 4 anni è in orbita attorno a Venere la sonda dell’ESA Venus Express la quale sta raccogliendo una grande quantità di dati scientifici sul pianeta che vanno dall’iterazione con i venti solari alla dinamica della sua densa atmosfera, dall’iterazione di quest’ultima con la superficie e le caratteristiche stesse della superficie.
Proprio una caratteristica dell’atmosfera è tenuta sotto stretta osservazione sin dalla prima missione verso questo pianeta avvenuta nel lontano 1979 con la sonda Pioneer Venus. Grazie a questa prima missione si scoprì che al polo Nord di Venere era presente un gigantesco vortice molto stabile e dotato di due apparenti centri di rotazione che proprio per questo fu chiamato dipolo di Venere.
Le successive missioni scoprirrono che anche il polo Sud possedeva un simile fenomeno.
Oggi però si è scoperto che il vortice del polo Sud è sparito. Questo è quanto dichiarato lo scorso 23 Settembre dal dott. Giuseppe Piccioni al congresso della European Planetary Science evidenziando la complessità della dinamica atmosferica di Venere.

Il principale strumento di analisi impiegato per osservare a diverse altezze l’atmosfera di Venere si chiama VIRTIS (Visible and InfraRed Thermal Imaging Spectrometer). E’ uno strumento capace di osservare la superficie del pianeta grazie al fatto che alcune lunghezze d’onda infrarosse sono in grado di attraversare indisturbate la densa atmosfera. Inoltre analizzando la radiazione a diverse lunghezze d’onda è possibile misurare la temperatura e la dinamica dei venti a diverse altezze nell’atmosfera ed in particolare studiare i vortici delle regioni polari.

Nei primi anni di studi di questi vortici ci osservò una perfetta simmetria tra il vortice del polo nord e quello del polo sud. Nel corso delle recenti missioni (grazie all’uso di VIRTIS) però questa simmetria si rivelò solo apparente, vennero osservate molte differenze di forma e con caratteristiche stabili non ben definite.

Ci sono zone nell’alta atmosfera che ruotano attorno al pianeta a velocità incredibili, ben 60 volte superiore alla velocità del pianeta stesso. E’ stato anche osservato che alle basse latitudini al variare dell’altezza i venti cambiano drasticamente velocità. Questo cambio repentino di velocità scompare alle alte latitudini in combinazione con una riduzione dei venti nelle regioni prossime ai poli. E infatti prorpio in queste regioni che Venere presenta le sue peculiarità dinamiche, estremamente differenti rispetto al resto del pianeta. Qui ha sede un super-vortice permanente dal diametro di 3000 Km con una rotazione praticamente sincrona a quella del pianeta. L’anello di nuvole attorno alla regione polare, si comporta come una barriera che separa le due zone in rotazione.

A partire da Dicembre prossimo, la sonda Venus Express lavorerà in congiunzione con la sonda giapponese Planet-C partita alla volta di Venere lo scorso Maggio.

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
L’immagine qui sopra mostra 4 differenti momenti del vortice ripreso alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS. La sommità delle nubi (parti bianche dell’immagine) è a circa 65 Km di altezza mentre le zone pù scure sono quelle più calde e quindi che si trovano più in basso. Il centro del vortice ha una temperatura di circa 250°Kelvin

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
Dinamica della rotazione del vortice alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS.

vortici venere
Credits: ESA/VIRTIS/INAF-IASF/Obs. de Paris-LESIA
Dinamica della rotazione del vortice alla lunghezza d’onda di 3.8 micron attravero i sensori di VIRTIS.

Fonti:

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La sonda Kepler scopre 2 pianeti in transito davanti alla stessa stella

By admin on agosto 27, 2010

Sembra prorpio che la scoperta dei pianeti extrasolari (o esopianeti) stia esplodendo! L’ultima notizia proviene dalla sonda Kepler della NASA, la quale ha individuato e confermato al 100% l’esistenza di due pianeti orbitanti attorno al medesimo sole. Questa scoperta è stata possibile grazie al simultaneo transito davanti alla stella dei suoi due pianeti.
La stella che la sonda stava osservando è simile al nostro Sole ed è denominata Kepler-9, mentre i due pianeti sono stati denominati Kepler-9b e Kepler-9c. Questa scoperta va inserita in un programma di ricerca di pianeti di massa e dimensione simile a quelli della Terra ed ha richiesto l’analisi in 7 mesi di oltre 156’000 stelle

solar sistem Kepler-9
Image credit: NASA/Ames/JPL-Caltech
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La sonda LRO rivela movimenti tettonici sulla Luna

By admin on agosto 20, 2010

Dalle analisi dei dirupi sulla superficie della Luna fotografati dalla sonda LRO (Lunar Reconnaissance Orbiter della NASA) hanno messo in evidenza come il recente passato geologico della Luna sia stato molto attivo. Le analisi hanno dimostrato come la Luna si sia contratta in alcune zone.

Le recenti teorie sulla formazione del nostro satellite naturale la collocano in un ambiente caotico soggetto a intensi bombardamenti da parte di eteoriti e asteroidi di diversa grandezza. A causa di queste collisioni e del decadimento degli elementi radioattivi, la Luna divenne presto molto calda. Con il passare dei millenni la Luna si raffreddò e durante questo periodo gli scienziati hanno a lungo supposto una sua contrazione in particolare nei primissimi millenni del lento raffreddamento.
Le nuove ricerche condotte in questi anni hanno messo in evidenza però che questa contrazione è continuata fin quasi ai giorni nostri a causa del lento raffreddamento della parte più interna.

attività geologiche luna

E’ stata fatta una stima sull’età della formazione di questi dirupi: nati meno di un miliardo di anni fa la cui ultima conformazione risale a circa 100 milioni di anni fa. In base alla dimensione verticale del dirupo si è stimata una contrazione della superficie lunare di circa 91 metri.

attività geologiche luna

Tutte le scarpate di questo tipo presenti sulla luna sono relativamente piccole, la più grande è quella menzionata sopra che oltre a essere alta 91 metri è lunga diversi chilometri. Le altre invece sono molto più piccole ma anno una caratteristica ancora più interessante: sono giovani. Infatti è possibile osservare come alcuni crateri sono stati tagliati a metà dal movimento tettonico coinvolto.

attività geologiche luna

A questa conclusione si arriva con una semplice constatazione: sulla Luna è assente il fenomeno dell’erosione e inoltre la Luna è soggetta a un costante bombardamento meteoritico che distrugge i precedenti crateri quindi i crateri attraversati dal dirupo sono di recente (in termini geologici) formazione. E quindi per conseguenza diretta il dirupo per tagliare un cratere deve essersi formato dopo la formazione del cratere stesso.

attività geologiche luna

Questo genere di solchi sulla superficie lunare furono scoperti e fotografati per la prima volta durante le missioni Apollo 15, 16 e 17. Tuttavia queste missioni avevano un’orbita approssimativamente equatoriale e sono state capaci di fotografare solo un 20% della superficie sottostante per cui gli studi non poterono approfondire la vera natura dei solchi e dirupi scoperti.
Ora grazie alla sonda LRO sono stati individuati ben altri 14 segni della contrazione lunare alle alte latitudini (60° e oltre). Questo ha confermato che sono un fenomeno globale al satellite e non localizzato nella sola fascia equatoriale come si era creduto negli anni successivi alla loro scoperta.

Infine, questo fenomeno della contrazione e dei solchi che ne derivano sono stati trovati anche su altri pianeti del sistema solare tra cui Mercurio con l’unica differenza che qui sono alti anche 2 chilometri e perdorrono la superficie per migliaia di chilometri e questo fa credere che Mercurio fosse completamente infuocato per parecchi milioni di anni dopo la sua formazione. Il successivo processo di raffreddamento di larga scala ha generato contrazioni di elevata entità i cui segni sono stati fotografati nelle ultime missioni delle sonde in orbita attorno a Mercurio.

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Marte: acqua pura alle basse latitudini

By admin on agosto 9, 2010

Le recenti immagini della sonda Mars Reconnaissance Orbiter ottenute per mezzo della HiRISE Camera hanno messo in chiara evidenza la presenza di acqua sotto la superficie di Marte anche a latitudini vicino l’equatore.

ghiaccio marte
Immagine scattata dall’MRO, cratere di 6 metri di diametro fotografato il 18 Ottobre 2008 (sinistra) e il 14 Gennaio 2009 (destra). Credit: NASA/JPL-Caltech/University of Arizona

Come tutti ormai sappiamo, la sonda Phoenix, in esplorazione alla alte latitudini sul suolo di Marte ha fotografato e analizzato l’acqua presente sotto forma di ghiaccio appena sotto la superficie. La notizia straordinaria è invece quella divulgata in questi giorni che dimostra, con una serie di immgini di ottima qualità, la presenza di acqua (sempre in forma di ghiaccio) appena sotto la superficie a latitudini vicino l’equatore. Sorprendentemente il ghiacco scoperto potrebbe avere una purezza del 99%!
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Eruzione solare: nella notte tra il 3 e 4 Agosto grandi aurore boreali

By admin on agosto 3, 2010

Lo scorso 1 Agosto intorno alle 8:55 UT, SDO, il satellite in orbita intorno al Sole ha individuato una eruzione solare di classe C3.
L’eruzione ha avuto origine in una macchia solare non molto grande paragonata alle dimensioni del Sole ma per noi comuni mortali tale macchia ha un diametro pari a quello della Terra.

macchia solare
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