Archivio della categoria 'Tecnologie'

Missione Mars500: completata con successo!

By admin on novembre 6, 2011

La missione simulata su Marte più lunga di tutte le altre si è conclusa dopo 17 mesi con i volti sorridenti dei 6 coraggiosi volontari usciti il 5 Novembre dalla loro ‘astronave’. L’impresa è stata un vero successo.

Mars500, la prima simulazione ad alta fedeltà e di lunghezza pari a quella che potrebbe essere ad oggi una missione esplorativa su Marte, iniziata 520 giorni fa, il 3 giugno 2010, presso l’Institute of Biomedical Problems di Mosca. L’unico aspetto a non poter essere stato simulato, per ovvi motivi, è stata l’assenza di peso, ma questo genere di informazioni possono essere raccolte grazie alle reali missioni di lunga permanenza sulla ISS.

missione mars500
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L’Italia e il censimento 2011 online: una vergogna!

By admin on ottobre 9, 2011

Leggendo le istruzioni del nuovo Censimento 2011 mi sono illuso di poter compilare il modulo online, di trovarmi in una nazione che usa le nuove tecnologie e le mette al servizio dei suoi cittadini… mi sono dovuto ricredere immediatamente!

Censimento 2011 sul web andato a male per “sovraccarico di utenti” che a sentir dire dei TG era di 15000 connessioni simultanee. E’ questo sarebbe un numero elevato??? Non ci siamo, non ci siamo. Questo è solo l’arretratezza tecnologica che viene a galla.
In Europa, sono molte le nazioni che superano il 60% di cittadini-utenti del web. Un popolo della Rete in Italia c’è nonostante tutti i limiti, lo stato delle linee antiche, la banda larga che fa ridere, la scarsa educazione tecnologica delle istituzioni. Il paese ha una incontenibile voglia di Rete, con utenti che si connettono da casa, con le chiavette, con gli smartphone. Lavorano, giocano, condividono. Di fatto vivono una modernità che appare lontanissima dalle istituzioni, e il caso del sito dell’Istat per il censimento 2011, andato in tilt subito dopo essere apparso online per il (prevedibilissimo) picco di traffico, è solo uno dei tanti.
Causa di tutti i problemi è la gestione della cosa pubblica, il “Bel Paese” si trova ormai al 36° posto nel Global Innovation Index 2. Il caso del portale turistico Italia.it si studia ormai nei manuali di teoria dell’innovazione come caso limite negativo, tra milioni stanziati, spesi, chiusura del progetto e poi finalmente la riapertura.

Continuiamo a correre dietro a fiction, veline, miss, tette, culi e a quel lontano passato glorioso di 2000 anni fa che tanto ci riempie la bocca: è lì che siamo rimasti! Mi dispiace!

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Nel 2025 voleremo così

By admin on gennaio 14, 2011

Verso la fine del 2010 la NASA a stipulado tre contratti con importanti compagnie operanti nel settore aeronautico, la Lockheed Martin, la Northrop Grumman e la Boeing Company, per lo studio di concept avanzati di aerei di linea che potrebbero prendere il volo nel 2025.

Negli stessi giorni la NASA ha mostrato alcuni modelli da prendere come linee guida per quello che dovrà essere un possibile risultato finale.

Ogniuno dei modelli presentati è molto differente dall’altro ma tutti hanno alcuni obiettivi comuni: riduzione del rumore, riduzione del consumo e dell’inquinamento. Tutti gli obiettivi devono essere raggiunti allo stesso tempo per uno stesso modello e quindi saranno richieste tutte le più moderne tecnologie in campo aeronautico e non, molte delle quali molto probabilmente saranno inventate in questi anni di duri lavori.

Tra gli obiettivi da raggiungere ce ne sono molti che riguardano la sicurezza e la nuova gestione del traffico aereo.

Infine l’aereo finale dovrà avere una velocità pari all’85% della velocità del suono, avere una autonomia di 13000 Km e trasportare un carico misto di passeggeri e merci per un totale che va dalle 23 alle 45 tonnellate.

In questi anni, per raggiungere l’obiettivo di essere il vincitore, i 3 team dovranno esplorare nuove soluzioni, testare e simulare quelle scelte, adottare ed eliminare innovazioni e tecnologie.

aereo concept

aereo concept

aereo concept

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Scialuppa di Salvataggio Hi-Tech

By admin on novembre 17, 2010

x-38

Stupendo primo piano dell’X-38 ancorato sotto l’ala del gigantesco aeroplano B-52 della NASA. L’immagine è stata scattata da uno degli oblò dell’aereo durante un volo di test dell’X-38.
Questo splendido velivolo fà parte del progetto denominato Crew Return Vehicle (CRV) ovvero un progetto per lo sviluppo di una navetta di rientro sulla Terra per gli astronauti sulla International Space Station (ISS) in eventuali situazioni di emergenza. In pratica è una vera e propria scialuppa di salvataggio Hi-Tech capace di sopportare le stesse sollecitazioni meccaniche e termiche a cui è soggetto lo Shuttle al rientro in atmosfera e che dovrebbe consentire ad un atterraggio simile a quello di un normale aereo di linea.

Per scaricare l’immagine ad alta risoluzione visita: NASA – To the Rescue

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R2 il primo robonauta

By admin on ottobre 27, 2010

Forse lunedì prossimo inizierà una nuova era spaziale: l’affiancamento dei robot umanoidi agli astronauti veri e propri. Lunedì prossimo, infatti, parte sullo shuttle Discovery e diretto alla ISS, la stazione spaziale internazionale, Robonaut 2, detto anche R2 (sarà un caso che questa sigla è la stessa del famoso robot di Guerre Stellari??). Per ora ad R2 non saranno affidati compiti importanti, ma la strada per una collaborazione completa è stata spianata!

R2 è stato progettato al Johnson Space Center della Nasa a Houston in collaborazione con la General Motors, è l’esemplare più recente facente parte dell’ambizioso programma per lo sviluppo di robot umanoidi destinati a supportare gli astronauti nei difficili e pericolosi lavori in orbita, anche in vista delle missioni nello spazio profondo (verso la Luna e Marte).
R2 ha una eccellente capacità di maneggiare gli oggetti: i suoi realizzatori sono riusciti a dotarlo di una manualità che si avvicina di molto a quella umana, al punto tale che può usare gli stessi attrezzi degli astronauti.

Una volta a bordo della ISS e montato su un apposito supporto, sarà sottoposto a dei test atti a verificare le sue vere capacità manuali in condizioni di microgravità. Gli arti sono dotati di oltre 350 sensori tutti con l’intento di controllare con precisione il movimento di braccia e mani una per volta e contemporaneamente. Dopo questa prima fase di test, sarà mimato l’uso di un pannello di controllo dove eseguirà vari compiti ovviamente tutti simulati.

Uno dei primi italiani ad interagire con R2 sarà Paolo Nespoli, che a metà dicembre partirà a bordo di una Soyuz per rimanere 6 mesi sulla stazione spaziale e avrà quindi l’occasione di interagire con il robot e verificarne pregi o difetti.

Altre immagini di R2 al link: Robonaut2, the Next Generation Dexterous Robot

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Rallentare la luce: un nuovo chip potrebbe cambiare il modo di inviare le informazioni

By admin on settembre 8, 2010

La possibilità di controllare gli impulsi luminosi all’interno di un circuito integrato è una delle prossime frontiere della micro elettronica nel campo delle comunicazioni quantiche su network e potenzialmente anche su computer a bassissimo consumo energetico ma alte prestazioni.
Holger Schmidt, professore di ingegneria elettronica alla Baskin School of Engineering della University of California insieme al suo team di ricerca e in collaborazione con la Brigham Young University hanno sviluppato un nuovissimo chip capace di rallentare i fotoni di un fattore 1200 e che potrebbe aprire finalmente le porte allo sviluppo su larga scala di questa nuova tecnologia.

Schmidt spiega come “rallentare la luce ed altre caratteristiche peculiari del mondo dei quanti derivanti dal rallentamento sono ben note ormai da un po’ di tempo, tuttavia per poter utilizzare questa tecnologia nel mondo industriale (ovvero nella produzione di massa) è necessario che il rallentamento della luce avvenga a temperatura ambiente o più“.

Sebbene le fibre ottiche trasmettano l’informazione alla velocità delle luce, l’instradamento tra i dispositivi e il loro processamento avviene mediante la conversione dei segnali luminosi in segnali elettrici. Quindi, tutti i dispositivi che elaborino direttamente i segnali luminosi devono essere capaci di rallentarle, memorizzare ed elaborare in modo affidabile tali impulsi luminosi.

Il dispositivo sviluppato da Schmidt e colleghi si basa sugli effetti dell’interferenza quantica nei vapori di rubidio all’interno di una guida ottica vuota costruita a sua volta all’interno di un chip di silicio costruito che le attuali tecnologie di produzione dei chip.

Sono state utilizzate differenti tecniche di rallentamento e arresto totale dei fotoni per alcuni millisecondi. Le metodologie precedenti richiedevano temperature e apparecchiature troppo complesse per poter essere usate a livello industriale.
Nel 2008 i ricercatori dell’NTT Laboratories in Giappone erano riusciti a rallentare la luce di un fattore 170.

Gli sviluppi condotti da Schmidt non solo rallentano la luce ma vengono prodotti iterazioni tra luce e materia tali da rendere possibili altri sviluppi nella produzione di dispositivi per il calcolo quantico e sistemi di comunicazione. In aggiunta il sistema ha la possibilità di attivare e disattivare tali effetti e di regolare la veocità della luce a proprio piacimento.

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Password in pericolo a causa della potenza delle schede video

By admin on agosto 11, 2010

Qualcuno lo ha definito rivoluzionario: la potenza di calcolo di un supercomputer sulla scrivania di casa. Quasta nuova cartteristica dei computer domestici prende forma in un particolare componente hardware: la GPU, Graphics Processing Unit, ovvero la scheda video dal costo di poche centinaia di euro.

I ricercatori della Georgia Tech Research Institute (GTRI) sono allo studio di come questa nuova potenza di calcolo può compromettere i sistemi di sicurezza. In particolare si sta studiando come può essere compromesso il sistema di sicurezza delle password, una parte molto critica dell’infrastruttura di sicurezza di un qualunque sistema informatico.

Usando schede video (di fascia alta, ovvero con costo e potenza più elevati) attualmente in commercio il verdetto finale è: le password di 7 caratteri sono inadeguate per proteggere i propri dati e aree riservate. Come se non bastasse la potenza delle schede video è in costante crescita, per cui presto saranno vulnerabili anche quelle di 8 caratteri.

Progettate per elaborare l’enorme mole di dati richiesti dai giochi 3D di ultima generazione le GPU top di gamma attualmente in commercio hanno una potenza di calcolo vicina ai 2 Teraflops (2000 miliardi di operazioni in virgola mobile al secondo). Per rendersi conto di quale potenza si sta descrivendo, basti pensare con nel 2000 il computer più veloce al mondo (un insieme di macchine dal costo totale di 110 milioni di dollari) aveva una potenza di calcolo di poco superiore ai 7 teraflops.

In un certo senso si può dire che le moderne schede video e in particolare le GPU, sono così potenti perche sono progettate imitando l’architettura dei supercomputer del passato con la sostanziale differenza di essere grandi come una moneta da 10 centesimi di euro!
Nel calcolo parallelo un problema viene suddiviso in problemi più piccoli assegnati poi a unità di calcolo distinte. Queste unità di calcolo prendono il nome di Core. Ad ogni core vengono quindi assegnati parti più piccole dello stesso problema iniziale e quindi il lavoro simultaneo dei diversi core concorre alla risoluzione in pochissimo tempo del complesso problema iniziale.

Fino a pochi anni fa le GPU multi-core (prodotte principalmente da Nvidia Corp e AMD-ATI) erano destinate a lavorare su problemi di grafica e tutto ciò che andava oltre tale compito era difficilissimo da sviluppare: ogni problema doveva essere ricondotto a un problema di grafica e quindi risolto. Questa operazione è molto difficile se non addirittura impossibile.
Lo scenario è radicalmente cambiato nel Febbraio 2007 quando Nvidia a rilasciato un importante SDK (software-development kit) che consentiva ai programmatori di sviluppare direttamente sulla GPU utilizzando il noto linguaggio C. Dopo questo rilasci l’interesse mondiale per questi componenti hardware è esploso: “se sai scrivere un programma in C adesso sai programmare la GPU!”

Questa nuova capacità di sviluppo mette nelle mani di molte persone strumenti hardware e software prima accessibili solo investendo ingenti somme di denaro. Questa condizione potrebbe minacciare la sicurezza delle password perché, applicando quello che gli esperti di sicurezza chiamano “attacco a forza bruta” o “brute forcing”, si può arrivare a scoprire una password in pochi giorni se non addirittura poche ore!

Il brute forcing è una tecnica di attacco estremamente semplice, consiste nel tentare di scoprire la password provando una dopo l’altra tutte le possibili combinazioni di caratteri. Tale tecnica applicata a un dizionario di comuni password (ad esempio “admin“, “password“, “123456“, “pippo“, ecc.) permette di scoprire la propria password in brevissimo tempo.
Chi esegue un attacco basa la propria ricerca sul fatto che molte persone usano solo caratteri minuscoli, date di nascita e, quando la persona da attaccare è conosciuta, sostantivi e nomi della vita di quella persona!!!!

Il maggiore punto forza in nostro possesso per la realizzazione di password “più sicure” è quello di usare più caratteri. Infatti con una tastiera di 95 caratteri utilizzabili, ogni caratteri in più che usiamo, fa crescere di un fattore 95 la complessità della password.
Ad esempio se usiamo solo numeri per la nostra password, come può essere la data di nascita, abbiamo le seguenti combinazioni:

  • con 1 carattere ho 10 possibili scelte,
  • con 2 caratteri ho 10 x 10 = 100 scelte,
  • con 3 caratteri ho 10 x 10 x 10 = 1’000 scelte,
  • con 7 caratteri ho 10 x 10 x 10 x 10 x 10 x 10 x 10 = 10’000’000 scelte.

Se il mio PC è in grado di processare 1 miliardo di password al secondo, in poco meno di un secondo si riesce a scoprire la password di 7 caratteri!!!
Infine se usiamo una sequenza dell’insieme dei possibili 95 simboli della tastiera, abbiamo:

  • con 1 carattere ho 95 possibili scelte,
  • con 2 caratteri ho 95 x 95 = 9’025 scelte,
  • con 3 caratteri ho 95 x 95 x 95 = 857’375 scelte,
  • con 7 caratteri ho 95 x 95 x 95 x 95 x 95 x 95 x 95 = 69’833’729’609’375 scelte.

Usando i numeri di questo esempio se il mio PC è in grado di processare 1 miliardo di password al secondo, in poco meno di un giorno si riesce a scoprire la password di 7 caratteri!!!

Se vogliamo incrementare la sicurezza della nostra password oltre che sulla lunghezza dobbiamo agire sull’insieme di simboli usati. In pratica creare una password che contiene lettere maiuscole (‘A’,…,’Z'), minuscole (‘a’,…,’z'), numeri (’0′,…,’9′) e simboli (come ad esempio ‘!’, ‘$’, ‘%’, ‘£’, ‘@’, ecc.) la rende difficilmente attaccabile.
Si potrebbe obiettare dicendo che una password come questa “h4jl32!hg6%)H£GDJG@@” è di difficile memorizzazione! Avete ragione! Tuttavia per usare tanti caratteri come password possiamo scegliere invece che una parola, una frase! Ad esempio “Questa è la mia 1a password!” potrebbe essere un buon esempio di password: lunga, con numeri e simboli compresi gli “spazi”. L’ordine di grandezza dei tentativi necessari per arrivare a scoprire questa password è di 9528 = 2,378 x 1055.
Ovviamente se poi lasciamo un bel bigliettino attaccato al monitor con su scritta la password come promemoria …bhé,… che dire….!

Chi cerca metodi per aumentare la sicurezza dei propri sistemi usa anche altre tecniche più o meno complesse come ad esempio bloccare l’account al terzo tentativo errato; non accettare tentativi di login che distano nel tempo meno di 2 secondi, non accettare più login che provengono da uno stesso indirizzo IP dopo un certo numero di tentativi, scadenza della password ogni mese/settimana o per certi servizi bancari ogni 3 ore, ecc.
In pratica tutte queste tecniche fanno crollare il numero di tentativi possibili al secondo.
Il discorso cambia radicalmente se vogliamo trovare la password per decifrare un documento protetto nel qual caso molte delle tecniche sopra menzionate non sono applicabili e “la forza bruta” può vincere la battaglia in pochissimo tempo!

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Rendere la casa un posto sicuro

By admin on luglio 20, 2010

In un futuro non troppo lontano ogni abitazione potrebbe essere protetta dal mortale monossido di carbonio grazie a un dispositivo inventato e realizzato al Langley Research Center della NASA. Inizialmente il progetto è nato per uno scopo del tutto diverso: la realizzazione di LASER con base biossido di carbonio.
Il dispositivo in questione utilizza una nuova classe di catalizzatori che permettono l’ossidazione di un composto a temperature più basse di quanto non lo facciano i catalizzatori attualmente in commercio. Grazie alla presenza di questi nuovi tipi di catalizzatori sarà possibile convertire il monossido di carbonio (tossico) in normale anidride carbonica (bi-ossido di carbonio non tossico) alle temperature domestiche. Inoltre tale dispositivo rimuove dall’aria anche la formaldeide.

catalizzatore

La formaldeide è un potente battericida per cui viene commercializzata in soluzioni acquose dove trova largo impiego come disinfettante per uso domestico, e nella produzione di tessuti a livello industriale viene utilizzata come battericida. Soluzioni di aldeide formica vengono anche utilizzate per conservare campioni di materiale biologico. Trova del resto vasto impiego anche nelle tecniche di imbalsamazione. Tra gli additivi alimentari è identificata dalla sigla E 240, ed è usata come conservante. Difatti è presente nel fumo di legno ed è, insieme ai polifenoli, responsabile della conservazione dei prodotti alimentari affumicati.

Image Credit: NASA

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Iniziati i lavori per l’ultima missione dello Shuttle

By admin on luglio 9, 2010

Lo scorso 25 Giugno 2010 l’azienda che costruisce il famoso serbatoio esterno al quale è agganciato lo Shuttle ne ha rilasciato quello che segna la fine delle sue missioni spaziali. Il serbatoio, con la sigla ET-138 (ET: External Tank), dopo un viaggio di trasferimento di 900 miglia marine giungerà in Florida al Kennedy Space Center dove sarà successivamente preparato per la STS-134 ovvero la 134° missione dello Shuttle programmata per la metà di Novembre: l’ultima.

shuttle external tank
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Falcon Hypersonic Technology Vehicle 2 (HTV-2)

By admin on aprile 28, 2010

Vista l’immagine senza alcuna descrizione può sembrare un disegno di fantascenza, un UFO e a qualcuno appassionato di film fantascientifici potrebbe ricordare la navicella robotica. Niente di tutto questo! Si tratta di un “manufatto” dell’intelletto umano! Il suo nome è HTV-2, ovvero, Falcon Hypersonic Technology Vehicle 2 ed è un aliante militare senza pilota progettato per il volo nella parte alta dell’atmosfera terrestre e capace di raggiungere l’incredibile velocità di Mach 20.

Falcon Hypersonic Technology Vehicle 2 HTV-2
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