Lo scorso 30 Marzo 2010 rimarrà una data storica nella fisica moderna. Il Large Hadron Collider (LHC) al CERN ha realizzato le prime collisioni di due fasci di protoni da 3.5 TeV – un nuovo record mondiale di energia delle particelle. L’esperimento CMS ha registrato con successo questi urti che segnano l’inizio della fisica all’LHC.

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Martedì 30 Marzo l’LHC (Large Hadron Collider) entrerà nel vivo del suo programma di ricerca: due fasci di particelle con energia di 3.5 TeV saranno fatti collidere e in questo modo saranno realizzate collisioni con energia complessiva di di 7 TeV.
In questi giorni l’LHC verrà fatto lavorare su singoli fasci di particelle a 3.5 TeV in modo da eseguire una serie di test sul sistema di controllo dei fasci e controllare che non vi sia dispersione del fascio stesso.
Il direttore dell’LHC tuttavia avverte che anche se la macchina funzionerà a dovere potrebbero volerci alcune ore se non addirittura qualche giorno prima di registrare collisioni a quelle energie. Infatti ricorda come nel 1989 il LEP (Large Electron Positron collider) osservò la prima collisione 3 giorni dopo la sua accensione.
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Se la NASA deciderà di ritornare sulla Luna nel 2020, così come pianificato, lo farà sicuramente con una dotazione di tute spaziali completamente rinnovate. Le tute allo studio in questi anni, garantiranno maggiore mobilità e flessibilità sulla superficie lunare oltre a garantire le dovute protezioni dall’ostile ambiente spaziale. La tuta dovrà essere in grado di sostenere la vita al suo interno per almeno 150 ore e sarà dotata di un computer con collegamento diretto con le stazioni sulla Terra.
Il nuovo design delle tute permetterà di lavorare all’esterno della International Space Station (ISS) e sarà adatto anche alle future escursioni sulla superficie di Marte. Terry Hill, project manager delle nuove tute spaziali, afferma che le tute attuali non sono in grado di assolvere a tutte le necessità di un moderno astronauta, per questo le nuove tute allo studio dovranno avere come obiettivo la risoluzione di queste necessità.

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Sebbene la missione del lancio test dell’Ares X-I sia stato un successo, non si può dire però che sia fila “filato tutto liscio”!
Infatti dopo il distacco del primo stadio del razzo la missione è proseguita ma tale stadio fa rientro a Terra ammarando nell’Oceano Atlantico. La caduta in mare viene rallentata da 3 enormi paracaduti. Purtroppo uno dei 3 dopo la sua apertura di è afflosciato e di conseguenza la velocità di impatto con l’acqua è stata più elevata del previsto tanto che il corpo del primo stadio dell’Ares X-I ha subito evidenti ammaccature:

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E’ di questa settimana, per la precisione del 22 Ottobre 2009, la notizia che l’International Telecommunication Union, una sezione delle Nazioni Unite, ha approvato lo sviluppo di carica-batterie per cellulari universali.
Con questo accordo i futiri cellulari saranno dotati di un unico caricabatteria e di un’unica tipologia di spinotto al quale collegare il caricabatteria in accordo a quanto detto dall’ITU.

Lo standard si basa su regole dettate dal GSM Association, la quale prevede anche l’eliminazione di 51’000 tonnellate in caricabatteria che equivalgono a ben 13.6 milioni di tonnellate di emissione di gas-serra.
Inoltre, tra le specifiche c’è l’adozione di connettori Micro-USB e circuiti di ricarica ad alta efficenza energetica.
I produttori non sono obbligati ad aderire al progetto, tuttavia alcuni di essi hanno gia registrato il proprio consenso.
Fonte: Universal phone charger standard approved
Un nuovo motore per la propulsione spaziale, progettato dalla NASA in collaborazione con il Canada, sta facendo aumentare le possibilità di rendere il viaggio verso Marte molto più corto di quanto non lo sarebbe con le tecnologie odierne: meno di 3 mesi invece dei 2 anni previsti!
La propulsione a ioni (se ne parlava gia nel telefilm di fantascienza Star Trek), è ora molto più vicina alla realtà ed è in procinto di essere testata sul campo nelle future missioni verso la Luna.
Un propulsore a ioni è un tipo di propulsione elettrica in grado di creare una spinta a partire dall’accelerazione degli ioni. Esistono 2 tipi di propulsori ionici: quelli che usando forze elettrostatiche e quelli che sfruttano forze elettromagnetiche. I propulsori di tipo elettrostatico utilizzano la forza di Coulomb, accelerando quindi gli ioni nella direzione del campo elettrico, quelli di tipo magnetico invece sfruttano la forza di Lorentz per accelerarli.
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Tradizionalmente, un Buco Nero è una regione dello spazio nella quale l’enorme forza gravitazionale attrae verso di se qualunque cosa, persino la radiazione luminosa, la luce, non può uscirne e, secondo la Teoria della Relatività generale, lo spazio-tempo stesso viene deformato.
Sempre secondo quanto dettato dalla Teoria della Relatività generale, ogni massa è capace di incurvare lo spazio-tempo di una quantità che dipende dalla massa stessa e quindi la radiazione elettromagnetica che attraversa tale regione di spazio segue una traiettoria curvilinea invece che una retta. Questa situazione è simile a quella che si verifica alla propagazione delle onde elettromagnetiche in un meta-materiale non omogeneo.
Grazie a quest’ultima considerazione Now Tie Jun Cui e Qiang Cheng della Southeast University in Nanjing, Cina, hanno messo in pratica quello che altri scienziati, Narimanov e Kildishev della Purdue University in West Lafayette, Indiana, avevano teorizzato qualche anno prima.
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E’ pronto il modello di prova del futuro James Webb Space Telescope (acronimo JWST) che sarà il successore dell’Hubble Space Telescope (HST). Il modello è stato costruito in Germania ed è pronto per essere spedito nel laboratori della NASA entro la fine dell’anno.
Il James Webb Space Telescope è dotato dei più potenti sensori ottici e nel “vicino infrarosso” oggi disponibili ed il lancio di messa in orbita è previsto per il 2014. In questo progetto che vede unire le forze di NASA ed ESA, quest’ultima ha la responsabilità della costruzione di 2 dei 4 strumenti della dotazione di bordo e sarà lei a fornire il vettore per il lancio: Ariane 5.
L’Engineering Test Unit (ETU) sviluppato appunto per i test è un modello dello strumento denominato Near-Infrared Spectrograp h (NIRSpec). Questo strumento analizzerà la luce infrarossa proveniente dalle galassie distanti e sarà in grado di analizzare la composizione chimica di più di 100 oggetti contemporaneamente.
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Alcuni scienziati sono riusciti a costruire una pila nucleare delle dimensioni di una piccola moneta americana: il penny, che produce energia elettrica dal decadimento di isotopi radioattivi.
Il decadimento delle sostanze radioattive genera particelle cariche che raccolte in modo appropriato possono generare una corrente elettrica. Batterie Nucleari sono gia in uso alle forze armate e nelle applicazioni aerospaziali ma hanno l’inconveniente di essere molto grandi.
Il team dell’Università del Missouri che sta lavorando a questo progetto sostiene che una batteria nucleare può contenere una quantità di carica 1 milione di vole superiore alle normali pile (di pari dimensioni).
Lo sviluppo di questa batteria è un tentativo di ridurre le dimensioni delle pile nucleari oggi gia esistenti con lo scopo di poterle fornire a quelle apparecchiature di per sè piccole che servirebbero a poco se dotate di pile enormi! (apparecchiature denominate micro- e nano-electromechanical systems Mems e Nems).
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Un gruppo di astronomi per poter meglio comprendere la natura dell’Energia Oscura ha iniziato la realizzazione di una mappa tridimensionale dell’Universo conosciuto. Il primo segmento di tale mappa da realizzare in accordo con l’Università dell’Arizona, include ben 1.4 milioni di galassie e 160’000 Quasar. I ricercatori sperano che tale segmento sia pronto per il 2014.
Il team di sviluppo sta utilizzando un telescopio da 2.5 metri di diametro, l’Apache Point Observatory nel New Mexico, equipaggiati con 2 strumenti speciali.
Il team tuttavia non ha indicato una data precisa entro al quale la mappatura sarà terminata.

Telescopio SDSS
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